Viaggio organizzato – Messico e Baja California tutti da vivere

incontrare le balene grigie in baja californiaLa meta del nostro viaggio è la Baja California, ovvero quella striscia di terra messicana situata sulla penisola proprio al confine sud con lo stato della California. Di fatto Stati Uniti, ma già Messico!

Questa meta è stata a lungo poco considerata, ed è stata riscoperta dai turisti solo negli anni Settanta. Questo perché resta una zona ancora molto selvaggia, adatta perciò a chi ama l’avventura.
La città più grande e più popolosa della Baja California è Tijuana e, proprio da qui, parte una delle strade più famose d’America e, forse, del mondo intero.
La route N° 1 collega con uno zig zag continuo tra una costa e l’altra Tijuana, a nord, con Cabo San Lucas, proprio all’estremo sud della penisola. Una strada unica, con i meravigliosi paesaggi dell’America Latina e con tante perle che il viaggiatore non può assolutamente lasciarsi sfuggire. Certo è necessario partire ben attrezzati, infatti chi vuole percorrerla deve dotarsi di un robusto fuoristrada per poter affrontare le zone più impervie, e anche più belle, della penisola.
Il periodo migliore per visitare la Baja California è quello che va da dicembre a maggio (a luglio ed agosto, infatti, la temperatura si fa davvero rovente e può arrivare a toccare anche i 45 gradi). Il clima, però, è molto diverso da una zona all’altra della pensiola: a nord, infatti, si respira un’aria mediterranea mentre a sud il clima diventa decisamente più tropicale.

Per chi ama la storia, ad esempio, la Carretera Transpeninsular Benito Juarez (nome ufficiale della route N°1) offre un’incredibile tuffo nel passato: nella riserva naturale di El Vizcaíno, al centro della penisola, e più precisamente a nord del paese di San Ignacio si trova uno dei siti più famosi di arte rupreste, diventato anche Patrimonio dell’Unesco. Qui è possibile vedere, come in un museo a cielo aperto, scene di vita quotidiana di popolazioni che hanno abitato la Baja California sin da tempi antichissimi e che sono restate isolate dal mondo per centinaia di anni. Queste pitture raffigurano uomini e animali, scene di caccia e del territorio circostante. Stupiscono per la loro tecnica raffinata e ricca di colori e possono, senza ombra di dubbio, essere considerate uniche al mondo. Nella zona è possibile trovare fino a 400 caverne ricche di queste meravigliose pitture che, grazie anche al clima particolarmente secco della zona, sono arrivate a noi perfettamente conservate e si mostrano al turista in tutto il loro splendore.

Ma sulla strada c’è anche tempo per ammirare l’architettura, in particolar modo quella delle missioni cattoliche che, tra il 600 e il 700, si sono diffuse in tutta la zona. Come in tutta l’America, infatti, i missionari cattolici (soprattutto gesuiti) arrivati in queste terre lontane con lo scopo di convertire gli indios, hanno lasciato in modo indelebile la loro traccia sia dal punto di vista religioso che da quello artistico. Requisito indispensabile per l’evangelizzazione delle tribù locali era edificare dei luoghi dove gli indios potessero vivere e pregare. Diffuse in tutto il Messico, queste missioni presentano uno stile architettonico unico, lontano dai lussi delle chiese cattoliche ma in grado di fondersi naturalmente con il territorio e la cultura locale.

Una sorpresa ancora più incredibile attende il viaggiatore che desidera recarsi in Baja California: le balene. Solo qui l’osservazione delle balene diventa un’occasione per conoscere da vicino, molto da vicino, queste magnifiche creature. Da dicembre fino ad aprile, infatti, la zona della laguna di San Ignacio diventa un vero paradiso per i whale watchers che possono ammirare migliaia di balene grige che, dopo aver percorso migliaia e migliaia di chilometri, si radunano qui per partorire e svezzare i loro cuccioli. Qui possono trovare calma, mare tranquillo, clima mite e scarsa presenza di pericoli (che significa anche una bassissima presenza dell’uomo). I viaggiatori che si recano in questo luogo hanno la possibilità non solo di osservare questi giganteschi animali ma, a volte, persino di accarezzarli. Questa meravigliosa esperienza vale, da sola, tutto il viaggio organizzato.
Ma non è finita qui: la fauna della Baja California è davvero ricchissima è si possono osservare tartarughe marine, otarie, delfini ma anche antilopi, linci e puma.

Infine il mare, che può essere considerato il motivo principale per visitare questa parte di Messico. La Baja California è, infatti, circondata da un mare cristallino ed incontaminato dove baie paradisiache si susseguono una dopo l’altra. Da una parte l’Oceano con il suo impeto e con la sua forza, dall’altra il placido Mare di Cortez e a fare da contorno una spiaggia di sabbia bianca, che invita a rilassarsi e a godersi la pace del lugo.
Sono tante le spiagge da consigliare, proveremo a citare quelle assolutamente imperdibili. Innanzitutto la spiaggia di Punta Lobos, vicino al piccolo paesino di Todos Santos, dove l’Oceano riesce a scuotere tutto il paesaggio con la sua forza. Ma c’è anche la El Pichiligue, la spiaggia principale de La Paz (ovvero quella che può essere considerata la capitale amministrativa del paese), una bellezza che conserva il suo fascino incontaminato ancora oggi. Infine la mondana spiaggia di Los Arcos, una delle più importanti della Baja California e molto amata anche dai turisti statunitensi, caratterizzata da sabbia finissima e da un mare cristallino. Tante di queste meravigliose baie si possono raggiungere con una suggestiva escursione in kayak.
Infatti non c’è solo relax, il turista avventuroso può trovare pane per i suoi denti, scegliendo uno dei tanti sport outdoor che si possono praticare. Dallo snorkeling per esplorare i meravigliosi fondali marini fino al surf, ovviamente. Qui dove l’Oceano si fa sentire in modo dirompente, i surfisti di tutto il mondo si radunano per cavalcare l’onda più grande.

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Pantelleria, l’emozione di dormire in un dammuso pantesco

dammuso di PantelleriaL’isola di Pantelleria è una meta splendida, a pochi chilometri dalla città siciliana di Trapani: qui è possibile prendere la linea di traghetti o di aliscafi che collegano le due località. Facile da raggiungere, è il luogo ideale per trascorrere le vacanze, anche fuori stagione. Infatti le caratteristiche dell’isola consentono di avere sempre condizioni climatiche ideali, con temperature miti e la possibilità di frequentare le zone balneari anche in primavera e in autunno.

Agli inizi di aprile io e il mio compagno abbiano deciso di trascorrere alcuni giorni di vacanza prima di Pasqua sull’isola di Pantelleria. Abbiamo scelto per l’occasione la formula di viaggio volo + residence proposta dal tour operator Isolamare e abbiamo potuto trascorrere un periodo stupendo. Non solo la località possiede spiagge bellissime, una natura incontaminata e alcuni luoghi simbolo davvero magici e unici, ma abbiamo potuto provare l’emozione di dormire in un dammuso pantesco. Si tratta di una costruzione tipica dell’isola e l’unico tipo di edificio che si incontra fuori dei centri abitati. Queste case sono veramente stupende perché abbinano l’esterno rustico e quasi primitivo e interni raffinati, eleganti e sontuosi. La struttura è composta da muri esterni sono rustici, molto spessi e in pietra lavica locale e da un tetto a cupola davvero evocativo.
Come ci hanno spiegato in agenzia e poi nella stessa Pantelleria, i dammusi sono una rielaborazione della tipica architettura araba da parte dei contadini panteschi, così da tener conto delle caratteristiche e del clima dell’isola. Infatti il territorio è interessato da elevate temperature, vento e piogge scarse; inoltre la roccia lavica è diffusa quasi ovunque. A Pantelleria ci hanno detto che in origine queste costruzioni avevano una funzione specifica, cioè convogliare l’acqua piovana, grazie ai tetti a cupola, nelle cisterne. Finestre e porte di piccole dimensioni proteggevano gli interni dal freddo e dall’afa estiva.
Oggi gli architetti hanno trasformato i dammuso originali in case per vacanze davvero sorprendenti: a prima vista appare un semplice rustico che, anche se dotato uno charme del tutto particolare, pare non offrire granché dal punto di vista del comfort. Appena entrati ci siamo subito resi conto di quanto ci sbagliassimo. I muri, spessi un metro e quaranta, erano la soluzione ideale per garantire una casa fresca durante le ore più calde e piacevolmente tiepida durante la notte. Il nostro dammuso era perfettamente isolato, molto di più rispetto a tante case moderne.
pantelleria jardinuInoltre gli interni sono assolutamente diversi da quelli a cui siamo abituati normalmente: per questo il nostro soggiorno è stata un’esperienza unica. Il dammuso è composto da un ambiente centrale e da un susseguirsi di corridoi sinuosi e alcove. Sono camere appartate usate come stanza da letto e, a volte, anche per mangiare. Non ci sono porte a separare un ambiente dall’altro, ma tende trasparenti che danno all’atmosfera un tocco intimo, ricercato e suggestivo. Un aspetto molto particolare e divertente che ci ha molto colpiti durante la nostra vacanza a Pantelleria è che qui quasi non esistono i ripiani. Al loro posto vengono usate le nicchie (chiamate casene) nel muro di varie grandezze a seconda dell’uso che se ne vuole fare. Sono molto semplici da realizzare perché le pareti sono veramente spesse. Le casene sono usate come porta oggetti, come librerie, per riporre gli utensili in cucina e persino per ospitare il box doccia.
I dammuso possiedono un fascino particolare anche per gli spazi esterni che li circondano: il territorio interno di Pantelleria è disseminato di bassi e larghi uliveti, terrazzamenti e vigne. I giardini che fanno da cornice alle case sono arricchite da coloratissime bouganvillee e da palme eleganti. Accanto al nostro dammuso c’era un jardinu, cioè una tipica costruzione in pietra lavica circolare usata per proteggere gli agrumi e gli alberi da frutto dal vento. E per prendere il sole e godersi i meravigliosi panorami di Pantelleria non poteva mancare la passiatura, la terrazza di fronte alla facciata principale riparata con una copertura di canne.

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Corsi di inglese per imprenditori, o per aziende di import export

corso di inglese per le aziendeSono molti i fattori che rendono un’imprenditore o, un’azienda di successo, leader nel proprio settore. Uno di questi è essere continuamente aggiornati e competitivi, e soprattutto preparati e lungimiranti. I rapporti commerciali che il nostro Paese intrattiene con l’estero il settore dell’import/export, rappresentano un’area in continua espansione. Per poter sfruttare al meglio le potenzialità che il mercato offre bisogna però riuscire a presentare il proprio prodotto nel miglior modo possibile, a raccontare la propria azienda e le proprie idee, a reagire in maniera immediata ed efficace. La lingua degli scambi, universalmente utilizzata è come si sa l’inglese. Proprio per questo è necessario che che i dipendenti di un’azienda che si occupa di scambi commerciali, conoscano molto bene le potenzialità di questa lingua in ambito professionale, riuscendo a utilizzare un lessico e un linguaggio appropriato al settore di riferimento. Molto spesso anche i dipendenti che conoscono molto bene questa lingua e che ne hanno una buona padronanza, si trovano in difficoltà nel momento in cui devono sostenere una presentazione, un meeting o interfacciarsi con potenziali clienti o venditori. Un corso di inglese aziendale è un investimento che consentirà alla tua azienda di crescere e diventare maggiormente competitiva ed efficiente. La Redford School a Roma è da sempre conosciuta per il grado di soddisfazione dei propri clienti, anche e soprattutto perché è in grado di fornire un servizio personalizzato che tiene conto del livello di partenza dei partecipanti ai corsi di lingua inglese. Dopo aver analizzato infatti le esigenze dell’azienda che decide di attivare un corso, i partecipanti vengono sottoposti a una serie di test e prove che consentono di stilare un programma specifico e su misura. I progressi sono opportunamente verificati al termine di ogni settimana, inoltre i partecipanti possono, in qualsiasi momento, ricevere assistenza e aiuto, per incrementare sempre più il proprio livello di inglese commerciale. Ma quali sono le abilità, le cosiddette skill, che si possono sviluppare e migliorare seguendo un corso delle Redford School? In generale tutti i corsi sono pensati per allenare e migliorare il Public speaking e anche e soprattutto il listening e la comprensione durante un meeting d’affari. Pensateci bene: potrebbe essere davvero imbarazzante, e non capire quel che vi viene detto sicuramente molto dannoso. Il corso vi consentirà di aumentare la vostra capacità di parlare in pubblico e vi consentirà di acquisire maggior fiducia in voi stessi e nel vostro eloquio. Durante il corso ancora verrà insegnato come presentare e organizzare una conferenza completamente in inglese. Allo stesso modo una grande rilevanza viene attribuita al momento della negoziazione e delle trattative con clienti stranieri, forse uno dei momenti più delicati nella conduzione di un affare. Un buon livello d’inglese in questo ambito vi permetterà di acquisire maggiore credibilità come azienda. Una sezione piuttosto ampia del corso è dedicata alle modalità più corretta per rispondere al telefono e sostenere una conversazione. Ci si occupa anche di conversazioni telefoniche finalizzate alla vendita di prodotti e servizi e all’acquisizione di nuovi clienti. Allo stesso modo verrà insegnato come scrivere una e-mail d’affari o rispondere a eventuali e-mail in entrata. Infine grazie a una serie di simulazioni e giochi di ruolo i partecipanti al corso saranno anche in grado di fornire un’adeguata presentazione di dati e statistiche, e riusciranno a fornire una presentazione generale dell’azienda, dei progetti e dei servizi che essa può offrire. I dipendenti saranno messi in condizione di organizzare viaggi di lavoro efficienti e prevenire eventuali imprevisti. Inoltre ci sarà un orientamento generale per sostenere l’accoglienza dei clienti stranieri in maniera ottimale. Oltre a incrementare sensibilmente il livello d’inglese dei dipendenti, studiare una lingua straniera è importante anche per acquisire e rinforzare altre capacità. Lo studio della lingua permette di pensare in maniera differente e di sviluppare capacità di problem solving. Migliora la collaborazione in team e rende maggiormente organizzati. Inoltre permette di avere una maggiore propensione all’utilizzo della tecnologia, dei nuovi software sul mercato e una visione globale delle relazioni commerciali. Allora se possedete un’azienda e volete che i vostri dipendenti mettano su un team di successo in grado di confrontarsi con clientela proveniente da ogni parte del mondo, dovreste subito iscriverli a un corso d’inglese presso la Redford School di Roma.

Cosa state aspettando? Compila subito il modulo di richiesta informazioni e scopri come organizzare il tuo corso di inglese su misura.

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Osteosarcoma e trattamento multidisciplinare

osteosarcomaOsteosarcoma, condrosarcoma e sarcoma di Ewing sono tre termini molto simili tra loro ma che in realtà non potrebbero indicare patologie più diverse.
Innanzitutto l’osteosarcoma, o sarcoma osteogenico, è il tipo più frequente di cancro alle ossa che porta alla generazione di tessuto osseo immaturo all’interno di ossa in accrescimento. Generalmente, lo si ritrova più che altro alla fine delle ossa lunghe e spesso a livello delle ginocchia; colpisce principalmente pazienti di sesso femminile con un’età inferiore ai 25 anni. Consiste dunque in un tumore maligno: nonostante questo tipo di tumore sia molto raro, rappresenta il cancro alle ossa più comune. Il secondo tumore più frequente alle ossa è invece il condrosarcoma che rappresenta circa un quarto dei tumori ossei maligni. Errore da non commettere consiste nel confondere questi due sarcomi.

Il condrosarcoma è infatti una neoplasia, maligna anch’essa, che porta ad un’anomala produzione di cartilagine ialina con conseguente errata formazione di tessuto osseo o cartilagineo. I pazienti affetti da questa patologia riportano tumefazioni o protuberanze compatte in genere localizzate nelle ossa delle braccia, delle gambe o delle pelvi. Solitamente tale neoplasia ha una prognosi più favorevole rispetto all’osteosarcoma. Infine, esiste ancora un’altra tipologia di tumore osseo maligno chiamato sarcoma di Ewing. Nonostante la sua origine non sia ancora stata ben individuata, si ritiene che scaturisca o da una cellula embrionale o da una cellula staminale mesenchimale, capace cioè di differenziarsi in diversi tessuti. Viene in genere definito dai patologi come un “endotelioma diffuso al tessuto osseo” simile a rari tumori dei tessuti molli. Rappresenta uno dei tumori ossei maligni più rari, colpendo circa 3 persone ogni milione sotto i 20 anni. Il range di età più colpito, nel 90% dei pazienti, va dai 5 ai 25 anni. A differenza però dell’osteosarcoma, colpisce prevalentemente i ragazzi che presentano anche una prognosi più negativa rispetto alle ragazze. Le ossa più colpite sono le pelvi, le ossa lunghe di gambe e braccia e le scapole. Data la maggior frequenza di pazienti in tenera età (età media: 15 anni), tale neoplasia viene considerata come un ‘tumore pediatrico’ tra i più aggressivi: tende infatti ad essere recidiva ed a metastatizzare più dei precedenti, gli studi a riguardo sono in continuo aggiornamento.

Ad oggi, il trattamento multidisciplinare condotto in appositi centri di cura, con dottori specializzati nella terapia dei tumori ossei, permette ai pazienti di conseguire una guarigione completa in oltre il 70% dei casi. Ovviamente, dipende tutto anche dalla tempistica e dalla prevenzione.
In linea generale il trattamento prevede tre possibili strategie: chemioterapia, radioterapia e chirurgia.
Più nel dettaglio, in pazienti affetti da osteosarcoma, la chirurgia (allotrapianto, protesi metalliche, amputazione nella peggiore delle ipotesi) rappresenta la prima scelta terapeutica, soprattutto nei casi in cui il tumore sia ben localizzato e facilmente asportabile. Se invece si tratta di un osteosarcoma esteso può rendersi necessario un periodo di tre mesi di chemioterapia seguito dall’asportazione chirurgica e poi ancora eventualmente da radioterapia (soprattutto se la completa resezione delle cellule alterate non è possibile a causa della localizzazione tumorale). Nei casi di condrosarcoma invece la chemio e la radioterapia non sono indicate, soprattutto per neoplasie di basso grado, ma possono essere prese in considerazione quando la prognosi si fa più critica. La via preferenziale consiste sempre nella resezione chirurgica, la cui esecuzione dipende da molti fattori cito-istologici. Studi recenti condotti da Bovee e Sandberg (2004-2005) hanno inoltre dimostrato che “vi è una predisposizione genetica per tale malattia e che quindi, conoscendo più a fondo i geni e le proteine coinvolte, in futuro saranno possibili trattamenti migliori”.

Infine, per quanto riguarda il sarcoma di Ewing, si ritrovano ancora le tre strategie d’intervento: chemioterapia, prima e dopo la resezione per ridurre le dimensioni della massa tumorale e per eliminare ogni possibile cellula mutata non asportata, e radioterapia quando l’asportazione non è praticabile. In generale, “le persone trattate con questa metodologia hanno una sopravvivenza del 70-75% dopo 5 anni”, percentuale che aumenta di anno in anno anche grazie alle innovazioni in campo chemioterapico. Essendo un tumore pediatrico, esistono oggi nuovi approcci chirurgici che permettono al medico di inserire protesi allungabili per accompagnare l’accrescimento osseo dei bambini. Gli studi più recenti su queste protesi (Grimer, 2000) hanno riscontrato “un costante utilizzo anche a 5 anni dall’impianto nella maggior parte dei pazienti (85%)”. I meccanismi di allungamento meccanico sono tra i più diversi ed alcuni permettono inoltre di evitare un successivo intervento chirurgico.

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Cereali di Sardegna e panificazione

pane sardegnaFin dal passato il pane è sempre stato la base dell’alimentazione sarda. Infatti l’attività di panificazione è stata sempre ed è tutt’ora molto attiva e praticata.
Questo esercizio era praticato quasi esclusivamente dalle donne, che assistevano quindi a tutti i passaggi, dal lavaggio e dalla vagliatura del cereale, fino alla setacciatura, per poi passare al processo vero e proprio, che comprendeva la preparazione del lievito, la lavorazione dell’impasto, la formatura dei pani e infine la cottura. L’esperienza e la conoscenza della panificazione da parte delle massaie è esclusiva ed è un bene prezioso, tramandato di generazione in generazione, anche perché con l’età contemporanea e moderna l’attività non è più come praticata come in passato.

Il pane che veniva consumato nel passato in Sardegna era fatto con cereali che venivano raccolti e abbrustoliti, poi in seguito pestati con un mortaio, per ottenere una una farina rustica. Con questa farina venivano prodotti impasti che successivamente venivano impastati con acqua e cotti su pietre roventi. Queste tipologie di panificazione non sono scomparse, infatti si possono ancora trovare in alcuni paesi interni della Sardegna; in certi luoghi è addirittura possibile gustare questo tipo di pane realizzato come una volta in casa.

Tutt’oggi si produce un tipo di pane, nella zona di Dorgali chiamato “s’orzatu”, ossia pane d’orzo, che può essere conservato per diversi mesi, per questo veniva utilizzato già nell’antichità e come si capisce dal nome, viene preparato dalla macinatura dell’orzo.
Il più famoso pane sardo è il “pane carasau”: realizzato con farina di semola di grano duro. La particolarità è la sottigliezza di questo pane: si tratta di una sfoglia che viene stesa sottilissima, si fa una prima infornata, l’impasto si gonfia come un palloncino, a questo punto si sforna, viene diviso in due fogli e si rimette in forno perché diventi croccante, in modo che possa essere conservato a lungo.

Anche la vicinanza con i popoli egiziani, fenici e cretesi, che avevano rapporti e scambi con i sardi, contribuirono ad aumentare la conoscenza di questa attività; infatti questi popoli conoscevano metodi moderni di panificazione, usavano il lievito e cuocevano il pane nei forni. Si producevano già da allora diverse varietà di pane, alcuni usati anche per riti magici e liturgici; venivano sfornati pani e focacce con decorazioni simboliche, con cerchi, triangoli, o venivano create forme a disco, a cono o a spirale. Nella zona di Thiesi, per esempio,  l’impasto veniva composto da farina di semola di grano duro, lievito madre e strutto. L’usanza voleva che le famiglie di pastori durante la notte di Capodanno e l’Epifania panificassero e durante le feste il pane veniva spezzato sopra la testa del figlio maschio minore.

Rinomati sono anche i pani nuziali: veri e propri capolavori decorati con pizzi.
Un altro tipico pane sardo, che si produce dalle parti di Sassari, è “lu cozzulu”, preparato con farina di semola, ciccioli, noci e mandorle. Nel sud della Sardegna il pane ha una forma più grande, con molta mollica all’interno (i pani più conosciuti sono il moddizosu, il coccoi e il civrazu).

A novembre, per la festa dei morti, in tutta la sardegna si può gustare un ottimo pane dolce, che viene impastato con la sapa, ossia uno sciroppo ottenuto dalla lunga bollitura del mosto d’uva o di fichi d’india, con l’aggiunta di scorza d’arancia essiccata, cannella, altre spezie e frutta secca. Negli ultimi anni è possibile trovare pane e sapa durante tutto il periodo invernale.

Tipico di Ittiri è “su cola-cola”, ricavato con l’impasto di lievito madre, farina di semola, cruschello, acqua e sale; ha la classica forma della focaccia e risulta morbido.
Vicino troviamo Banari, con le tipiche “bullettes”, pane molle ed elastico, con una forma rotonda, usato come accompagnamento per le grigliate di maiale.
In Gallura si gusta il pane “buttidu”, con farina di grano tenero, dopo aver fatto lievitare l’impasto gli vengono date diverse forme e immerso in acqua bollente per qualche secondo, successivamente viene infornato; accompagna antipasti con formaggio e salumi.

I tipi di pane presenti nella regione sono davvero tanti, e nel passato si differenziavano a seconda dei paesi e anche a seconda del ceto sociale. Il grano, simbolo di benessere, era usato nelle classi più benestanti, mentre l’orzo era per il popolo.
Le famiglie più agiate solitamente consumavano un pane giornaliero, mentre i contadini e i pastori usavano pani di lunga durata.
Oggi la panificazione domestica non è più un’attività molto praticata come in passata. Ci sono però famiglie che conservano accuratamente e segretamente le loro ricette dei pani tradizionali.

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Roma, città bella e accoglienza inaspettata

san pietroRoma città eterna, è una delle definizioni che accompagnano da tempo la nostra capitale, Roma città da visitare, come ogni anno fanno moltissimi turisti italiani e stranieri, e come abbiamo fatto recentemente io e mia moglie.
Noi veniamo dalla Toscana e la capitale è relativamente vicina; il nostro non era il primo viaggio in questa città, eravamo già passati diverse volte in occasione dei viaggi in Sardegna, prima di imbarcarci sulla nave a Civitavecchia. In quelle occasioni si era trattato di visite “mordi e fuggi”, ed anche il viaggio, insieme ad altre tre coppie di amici, fatto 8 anni fa, della durata di tre giorni, aveva permesso di vedere più da vicino alcune cose, ma la voglia di “scoprire” veramente Roma era rimasta, ed abbiamo quindi colto un’occasione che per noi è stata abbastanza significativa: il raggiungimento della pensione.

La visita della città è stato il nostro modo di festeggiare, ed in effetti, una volta deciso, abbiamo iniziato a fare i preparativi, sfruttando anche tutte le possibilità che offre Internet, curiosando sui vari siti per programmare bene la nostra visita che sarebbe durata cinque giorni, partendo dal lunedì sino al venerdì, in modo da evitare i giorni con maggiore affluenza, del weekend. Verificando su Internet tutti i monumenti, le chiese e le piazze da visitare, abbiamo trovato anche la possibilità di fissare il luogo del nostro alloggio, ed abbiamo optato per una “guest house”, la Romantic Suite, che in prima istanza ci è sembrata l’ideale sia come comfort che come posizione rispetto ai luoghi che avevamo intenzione di visitare. Un appartamento, che veniva descritto come ideale per 2/3 persone, e che ci poteva dare, come in effetti ci ha dato, anche la possibilità di riposarci quando è stato necessario.

Per quanto riguarda il viaggio da casa fino alla capitale, abbiamo optato per il treno, come nella visita precedente, decidendo di girare poi per Roma a piedi o con i servizi della metropolitana, con la quale ci eravamo trovati bene, ed anche per evitare i problemi di parcheggio che inevitabilmente si trovano in una grande città. All’arrivo a Roma, ci siamo recati subito alla nostra sistemazione, raggiungibile facilmente dalla stazione di Roma San Pietro. Dopo aver visto l’appartamento ed i servizi che offre, che erano già abbondantemente stati evidenziati sul sito internet, ci siamo resi conto di aver effettuato un’ottima scelta e che tutto quanto promesso era veramente a disposizione. Molto gentile vicolo romaanche l’accoglienza dei proprietari, che non ci hanno fatto mancare anche una serie di indicazioni riguardo a cosa visitare e hanno fornito le dritte giuste anche per i locali come bar e ristoranti da provare. Tra le cose che abbiamo voluto visitare per un esame più approfondito, dato che la prima esperienza era stata più veloce ed in compagnia, per cui era necessario mediare tra le esigenze di tutti, ci sono state la Cappella Sistina, che si trova abbastanza vicino, raggiungibile tranquillamente con 15 minuti di cammino, la Basilica di San Pietro e Castel Sant’Angelo, tutti nel raggio di poche centinaia di metri. La seconda visita della Cappella Sistina, grazie anche alla prenotazione, si è rivelata più interessante della prima e la bellezza dei suoi affreschi e dei quadri che si trovano sul percorso per raggiungere la cappella. Nonostante la bellezza e l’importanza del “Giudizio universale”, siamo rimasti impressionati anche dal “Battesimo di Cristo” e dalle “Tentazioni di Cristo”, che si trovano sulla parete nord e sono del Perugino e di Sandro Botticelli e dalla “Partenza di Mosè per l’Egitto”, sempre del Perugino, e collocata sulla parete sud. Della Basilica di San Pietro, nella quale si trovano numerosi tesori, altari, opere pittoriche, quello che più colpisce è la magnificenza e la sua collocazione all’interno di una piazza splendida, non per nulla definita come la più bella del mondo. Molto maestoso e storicamente rilevante anche Castel Sant’Angelo, che abbiamo ammirato però solo dall’esterno.

Dopo una prima giornata abbastanza faticosa, vista la sveglia molto mattutina, nella prima serata abbiamo deciso di approfittare della cucina dell’appartamento, e dopo aver acquistato prodotti romani nei negozi delle vicinanze, è stata la volta della cena, preludio di un successivo meritato riposo, in un ambiente veramente tranquillo. Nei giorni successivi è stata la volta del Colosseo, della basilica di Sangiovanni in Laterano, del Pantheon, di Piazza Navona e di altre chiese tra le tante che offre la nostra capitale. Non sono mancate le passeggiate nelle “vie dello shopping”, a Piazza Venezia, e nei luoghi della politica. Tutto a Roma è facilmente raggiungibile con le linee della metro, e con poche camminate a piedi, che consentono di vedere anche scorci significativi che magari non sono segnati nelle guide turistiche. Per mangiare, quasi sempre in posti caratteristici, con puntate a Trastevere ed a Testaccio, ed un’altra sera cena in appartamento, anche per variare un po’ il ritmo della visita. Una cinque giorni che ci ha veramente fatto contenti, e che abbiamo intenzione di replicare in seguito; si tratta solo di trovare un’altra occasione adatta.

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L’importanza dell’email marketing nel turismo

Cosa è l’email marketing

email-marketingL’email marketing (EM) è una strategia promozionale, alternativa ai banner pubblicitari, per promuovere i propri prodotti in rete ed incrementare il Roi (Return on investment) e, dunque, il fatturato. Tale strategia consiste nell’invio diretto di messaggi commerciali a diversi gruppi di persone utilizzando la posta elettronica. Si tratta, in altri termini, di una campagna promozionale sotto forma di mail, indirizzata ad una lista di clienti o di contatti. Il grande vantaggio di questa tecnica pubblicitaria è che consente di ottenere ottimi risultati con costi relativamente contenuti. L’email marketing, inoltre, permette anche di valutare in tempo reale l’efficacia dei messaggi inoltrati, basandosi sul conteggio esatto dei click in entrata. Questa strategia è particolarmente utilizzata per comunicare periodicamente con i propri clienti o per raggiungere nuovi potenziali clienti. Numerose ricerche, d’altra parte, hanno dimostrato che l’email marketing è uno strumento assolutamente efficace e valido, in quanto è in grado di comunicare, informare e soprattutto di vendere. Un’email può far conoscere promozioni o offerte speciali, può spiegare in cosa consiste un determinato progetto, può informare su eventi in corso e manifestazioni, può vendere beni, prodotti e servizi. Oltre a raggiungere vecchi e nuovi clienti, inoltre, l’email marketing è in grado di consolidare la forza di un marchio.

Email marketing in ambito turistico

Il settore turistico, che sin dagli esordi del world wide web è riuscito a trarre dalla rete enormi vantaggi, utilizza l’email marketing per svariati scopi: si pensi, ad esempio, alla gestione della prenotazione delle strutture ricettive, alle opinioni o ai feedback dei clienti in merito al proprio soggiorno, fino alle informazioni su eventuali offerte speciali e pacchetti convenienza. La posta elettronica, insomma, viene utilizzata come canale di comunicazione per fidelizzare il cliente o per conquistarne di nuovi. Grazie al Direct email marketing è possibile raggiungere un gran numero di persone in un lasso di tempo assai breve; in primo luogo saranno comunicate con efficacia tutte le informazioni relative alla struttura ricettiva (promozioni, offerte, eventi, manifestazioni) e, in secondo luogo, saranno invogliati i lettori a ricercare ulteriori informazioni sul sito di riferimento. Grazie a questo sistema l’hotel, il resort o il residence potranno inoltrare un messaggio ad un target specifico, ovvero in base all’età, all’area geografica di appartenenza o a particolari passioni e/o interessi. Risulta fondamentale, dunque, puntare su una comunicazione efficace, pertinente e ben costruita. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile evitare di essere etichettati come spam (ovvero messaggio indesiderato): conquistare il lettore con contenuti originali e interessanti è l’unico metodo per colpire nel segno.

MailTOadv: l’email marketing nel turismo diventa smart

Il sistema mailTOadv garantisce alla propria utenza la certezza del risultato, grazie all’utilizzo di liste di qualità, ovvero di liste verificate e sempre aggiornate. In altri termini il software si avvale di indirizzi mail sempre verificati, escludendo le email errate o inattive. Grazie all’utilizzo esclusivo di liste autorizzate, ovvero quelle che rispettano la normativa in materia di privacy. Secondo la legge, infatti, è necessario ottenere l’autorizzazione dai destinatari per poter inoltrare loro messaggi di natura commerciale.

Costruzione liste Permission Based

Le cosiddette liste Permission Based, note anche come double opt-in, consiste nella creazione di liste di indirizzi email tramite l’iscrizione da appositi moduli di registrazione e relativa conferma di iscrizione. Double opt-in, a differenza di altri modelli, garantisce un livello di sicurezza maggiore, in quanto acquisisce l’indirizzo mail in due distinte fasi: dopo la richiesta di iscrizione, infatti, viene inviata all’utente un’ulteriore mail in cui deve essere confermata l’iscrizione affinché quest’ultima abbia validità. In tal modo è possibile ovviare ai problemi che insorgono con i con i modelli single opt-in, generalmente causati da iscrizioni fasulle o da indirizzi di posta elettronica errati.

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