Cereali di Sardegna e panificazione

pane sardegnaFin dal passato il pane è sempre stato la base dell’alimentazione sarda. Infatti l’attività di panificazione è stata sempre ed è tutt’ora molto attiva e praticata.
Questo esercizio era praticato quasi esclusivamente dalle donne, che assistevano quindi a tutti i passaggi, dal lavaggio e dalla vagliatura del cereale, fino alla setacciatura, per poi passare al processo vero e proprio, che comprendeva la preparazione del lievito, la lavorazione dell’impasto, la formatura dei pani e infine la cottura. L’esperienza e la conoscenza della panificazione da parte delle massaie è esclusiva ed è un bene prezioso, tramandato di generazione in generazione, anche perché con l’età contemporanea e moderna l’attività non è più come praticata come in passato.

Il pane che veniva consumato nel passato in Sardegna era fatto con cereali che venivano raccolti e abbrustoliti, poi in seguito pestati con un mortaio, per ottenere una una farina rustica. Con questa farina venivano prodotti impasti che successivamente venivano impastati con acqua e cotti su pietre roventi. Queste tipologie di panificazione non sono scomparse, infatti si possono ancora trovare in alcuni paesi interni della Sardegna; in certi luoghi è addirittura possibile gustare questo tipo di pane realizzato come una volta in casa.

Tutt’oggi si produce un tipo di pane, nella zona di Dorgali chiamato “s’orzatu”, ossia pane d’orzo, che può essere conservato per diversi mesi, per questo veniva utilizzato già nell’antichità e come si capisce dal nome, viene preparato dalla macinatura dell’orzo.
Il più famoso pane sardo è il “pane carasau”: realizzato con farina di semola di grano duro. La particolarità è la sottigliezza di questo pane: si tratta di una sfoglia che viene stesa sottilissima, si fa una prima infornata, l’impasto si gonfia come un palloncino, a questo punto si sforna, viene diviso in due fogli e si rimette in forno perché diventi croccante, in modo che possa essere conservato a lungo.

Anche la vicinanza con i popoli egiziani, fenici e cretesi, che avevano rapporti e scambi con i sardi, contribuirono ad aumentare la conoscenza di questa attività; infatti questi popoli conoscevano metodi moderni di panificazione, usavano il lievito e cuocevano il pane nei forni. Si producevano già da allora diverse varietà di pane, alcuni usati anche per riti magici e liturgici; venivano sfornati pani e focacce con decorazioni simboliche, con cerchi, triangoli, o venivano create forme a disco, a cono o a spirale. Nella zona di Thiesi, per esempio,  l’impasto veniva composto da farina di semola di grano duro, lievito madre e strutto. L’usanza voleva che le famiglie di pastori durante la notte di Capodanno e l’Epifania panificassero e durante le feste il pane veniva spezzato sopra la testa del figlio maschio minore.

Rinomati sono anche i pani nuziali: veri e propri capolavori decorati con pizzi.
Un altro tipico pane sardo, che si produce dalle parti di Sassari, è “lu cozzulu”, preparato con farina di semola, ciccioli, noci e mandorle. Nel sud della Sardegna il pane ha una forma più grande, con molta mollica all’interno (i pani più conosciuti sono il moddizosu, il coccoi e il civrazu).

A novembre, per la festa dei morti, in tutta la sardegna si può gustare un ottimo pane dolce, che viene impastato con la sapa, ossia uno sciroppo ottenuto dalla lunga bollitura del mosto d’uva o di fichi d’india, con l’aggiunta di scorza d’arancia essiccata, cannella, altre spezie e frutta secca. Negli ultimi anni è possibile trovare pane e sapa durante tutto il periodo invernale.

Tipico di Ittiri è “su cola-cola”, ricavato con l’impasto di lievito madre, farina di semola, cruschello, acqua e sale; ha la classica forma della focaccia e risulta morbido.
Vicino troviamo Banari, con le tipiche “bullettes”, pane molle ed elastico, con una forma rotonda, usato come accompagnamento per le grigliate di maiale.
In Gallura si gusta il pane “buttidu”, con farina di grano tenero, dopo aver fatto lievitare l’impasto gli vengono date diverse forme e immerso in acqua bollente per qualche secondo, successivamente viene infornato; accompagna antipasti con formaggio e salumi.

I tipi di pane presenti nella regione sono davvero tanti, e nel passato si differenziavano a seconda dei paesi e anche a seconda del ceto sociale. Il grano, simbolo di benessere, era usato nelle classi più benestanti, mentre l’orzo era per il popolo.
Le famiglie più agiate solitamente consumavano un pane giornaliero, mentre i contadini e i pastori usavano pani di lunga durata.
Oggi la panificazione domestica non è più un’attività molto praticata come in passata. Ci sono però famiglie che conservano accuratamente e segretamente le loro ricette dei pani tradizionali.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

Roma, città bella e accoglienza inaspettata

san pietroRoma città eterna, è una delle definizioni che accompagnano da tempo la nostra capitale, Roma città da visitare, come ogni anno fanno moltissimi turisti italiani e stranieri, e come abbiamo fatto recentemente io e mia moglie.
Noi veniamo dalla Toscana e la capitale è relativamente vicina; il nostro non era il primo viaggio in questa città, eravamo già passati diverse volte in occasione dei viaggi in Sardegna, prima di imbarcarci sulla nave a Civitavecchia. In quelle occasioni si era trattato di visite “mordi e fuggi”, ed anche il viaggio, insieme ad altre tre coppie di amici, fatto 8 anni fa, della durata di tre giorni, aveva permesso di vedere più da vicino alcune cose, ma la voglia di “scoprire” veramente Roma era rimasta, ed abbiamo quindi colto un’occasione che per noi è stata abbastanza significativa: il raggiungimento della pensione.

La visita della città è stato il nostro modo di festeggiare, ed in effetti, una volta deciso, abbiamo iniziato a fare i preparativi, sfruttando anche tutte le possibilità che offre Internet, curiosando sui vari siti per programmare bene la nostra visita che sarebbe durata cinque giorni, partendo dal lunedì sino al venerdì, in modo da evitare i giorni con maggiore affluenza, del weekend. Verificando su Internet tutti i monumenti, le chiese e le piazze da visitare, abbiamo trovato anche la possibilità di fissare il luogo del nostro alloggio, ed abbiamo optato per una “guest house”, la Romantic Suite, che in prima istanza ci è sembrata l’ideale sia come comfort che come posizione rispetto ai luoghi che avevamo intenzione di visitare. Un appartamento, che veniva descritto come ideale per 2/3 persone, e che ci poteva dare, come in effetti ci ha dato, anche la possibilità di riposarci quando è stato necessario.

Per quanto riguarda il viaggio da casa fino alla capitale, abbiamo optato per il treno, come nella visita precedente, decidendo di girare poi per Roma a piedi o con i servizi della metropolitana, con la quale ci eravamo trovati bene, ed anche per evitare i problemi di parcheggio che inevitabilmente si trovano in una grande città. All’arrivo a Roma, ci siamo recati subito alla nostra sistemazione, raggiungibile facilmente dalla stazione di Roma San Pietro. Dopo aver visto l’appartamento ed i servizi che offre, che erano già abbondantemente stati evidenziati sul sito internet, ci siamo resi conto di aver effettuato un’ottima scelta e che tutto quanto promesso era veramente a disposizione. Molto gentile vicolo romaanche l’accoglienza dei proprietari, che non ci hanno fatto mancare anche una serie di indicazioni riguardo a cosa visitare e hanno fornito le dritte giuste anche per i locali come bar e ristoranti da provare. Tra le cose che abbiamo voluto visitare per un esame più approfondito, dato che la prima esperienza era stata più veloce ed in compagnia, per cui era necessario mediare tra le esigenze di tutti, ci sono state la Cappella Sistina, che si trova abbastanza vicino, raggiungibile tranquillamente con 15 minuti di cammino, la Basilica di San Pietro e Castel Sant’Angelo, tutti nel raggio di poche centinaia di metri. La seconda visita della Cappella Sistina, grazie anche alla prenotazione, si è rivelata più interessante della prima e la bellezza dei suoi affreschi e dei quadri che si trovano sul percorso per raggiungere la cappella. Nonostante la bellezza e l’importanza del “Giudizio universale”, siamo rimasti impressionati anche dal “Battesimo di Cristo” e dalle “Tentazioni di Cristo”, che si trovano sulla parete nord e sono del Perugino e di Sandro Botticelli e dalla “Partenza di Mosè per l’Egitto”, sempre del Perugino, e collocata sulla parete sud. Della Basilica di San Pietro, nella quale si trovano numerosi tesori, altari, opere pittoriche, quello che più colpisce è la magnificenza e la sua collocazione all’interno di una piazza splendida, non per nulla definita come la più bella del mondo. Molto maestoso e storicamente rilevante anche Castel Sant’Angelo, che abbiamo ammirato però solo dall’esterno.

Dopo una prima giornata abbastanza faticosa, vista la sveglia molto mattutina, nella prima serata abbiamo deciso di approfittare della cucina dell’appartamento, e dopo aver acquistato prodotti romani nei negozi delle vicinanze, è stata la volta della cena, preludio di un successivo meritato riposo, in un ambiente veramente tranquillo. Nei giorni successivi è stata la volta del Colosseo, della basilica di Sangiovanni in Laterano, del Pantheon, di Piazza Navona e di altre chiese tra le tante che offre la nostra capitale. Non sono mancate le passeggiate nelle “vie dello shopping”, a Piazza Venezia, e nei luoghi della politica. Tutto a Roma è facilmente raggiungibile con le linee della metro, e con poche camminate a piedi, che consentono di vedere anche scorci significativi che magari non sono segnati nelle guide turistiche. Per mangiare, quasi sempre in posti caratteristici, con puntate a Trastevere ed a Testaccio, ed un’altra sera cena in appartamento, anche per variare un po’ il ritmo della visita. Una cinque giorni che ci ha veramente fatto contenti, e che abbiamo intenzione di replicare in seguito; si tratta solo di trovare un’altra occasione adatta.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

L’importanza dell’email marketing nel turismo

Cosa è l’email marketing

email-marketingL’email marketing (EM) è una strategia promozionale, alternativa ai banner pubblicitari, per promuovere i propri prodotti in rete ed incrementare il Roi (Return on investment) e, dunque, il fatturato. Tale strategia consiste nell’invio diretto di messaggi commerciali a diversi gruppi di persone utilizzando la posta elettronica. Si tratta, in altri termini, di una campagna promozionale sotto forma di mail, indirizzata ad una lista di clienti o di contatti. Il grande vantaggio di questa tecnica pubblicitaria è che consente di ottenere ottimi risultati con costi relativamente contenuti. L’email marketing, inoltre, permette anche di valutare in tempo reale l’efficacia dei messaggi inoltrati, basandosi sul conteggio esatto dei click in entrata. Questa strategia è particolarmente utilizzata per comunicare periodicamente con i propri clienti o per raggiungere nuovi potenziali clienti. Numerose ricerche, d’altra parte, hanno dimostrato che l’email marketing è uno strumento assolutamente efficace e valido, in quanto è in grado di comunicare, informare e soprattutto di vendere. Un’email può far conoscere promozioni o offerte speciali, può spiegare in cosa consiste un determinato progetto, può informare su eventi in corso e manifestazioni, può vendere beni, prodotti e servizi. Oltre a raggiungere vecchi e nuovi clienti, inoltre, l’email marketing è in grado di consolidare la forza di un marchio.

Email marketing in ambito turistico

Il settore turistico, che sin dagli esordi del world wide web è riuscito a trarre dalla rete enormi vantaggi, utilizza l’email marketing per svariati scopi: si pensi, ad esempio, alla gestione della prenotazione delle strutture ricettive, alle opinioni o ai feedback dei clienti in merito al proprio soggiorno, fino alle informazioni su eventuali offerte speciali e pacchetti convenienza. La posta elettronica, insomma, viene utilizzata come canale di comunicazione per fidelizzare il cliente o per conquistarne di nuovi. Grazie al Direct email marketing è possibile raggiungere un gran numero di persone in un lasso di tempo assai breve; in primo luogo saranno comunicate con efficacia tutte le informazioni relative alla struttura ricettiva (promozioni, offerte, eventi, manifestazioni) e, in secondo luogo, saranno invogliati i lettori a ricercare ulteriori informazioni sul sito di riferimento. Grazie a questo sistema l’hotel, il resort o il residence potranno inoltrare un messaggio ad un target specifico, ovvero in base all’età, all’area geografica di appartenenza o a particolari passioni e/o interessi. Risulta fondamentale, dunque, puntare su una comunicazione efficace, pertinente e ben costruita. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile evitare di essere etichettati come spam (ovvero messaggio indesiderato): conquistare il lettore con contenuti originali e interessanti è l’unico metodo per colpire nel segno.

MailTOadv: l’email marketing nel turismo diventa smart

Il sistema mailTOadv garantisce alla propria utenza la certezza del risultato, grazie all’utilizzo di liste di qualità, ovvero di liste verificate e sempre aggiornate. In altri termini il software si avvale di indirizzi mail sempre verificati, escludendo le email errate o inattive. Grazie all’utilizzo esclusivo di liste autorizzate, ovvero quelle che rispettano la normativa in materia di privacy. Secondo la legge, infatti, è necessario ottenere l’autorizzazione dai destinatari per poter inoltrare loro messaggi di natura commerciale.

Costruzione liste Permission Based

Le cosiddette liste Permission Based, note anche come double opt-in, consiste nella creazione di liste di indirizzi email tramite l’iscrizione da appositi moduli di registrazione e relativa conferma di iscrizione. Double opt-in, a differenza di altri modelli, garantisce un livello di sicurezza maggiore, in quanto acquisisce l’indirizzo mail in due distinte fasi: dopo la richiesta di iscrizione, infatti, viene inviata all’utente un’ulteriore mail in cui deve essere confermata l’iscrizione affinché quest’ultima abbia validità. In tal modo è possibile ovviare ai problemi che insorgono con i con i modelli single opt-in, generalmente causati da iscrizioni fasulle o da indirizzi di posta elettronica errati.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

Magomadas, solo il bello della Sardegna

bosa marinaMagomadas è un antico borgo medievale della Planargia, una delle regioni più interessanti della Sardegna nord-occidentale – anche se non tra le più conosciute. Il nome Planargia deriva dall’altopiano di basalto che sovrasta la regione, arroccato in cima a una collina non distante dal mare e dove sorgono quasi tutti i paesi che caratterizzano la zona, come Bosa, Modolo, Lussio, Montresta, Sindia, Tresnuraghes, Sagama e Tinnura. I centri abitati appena citati sono così vicini tra loro che ognuno di essi sembra costituire un quartiere specifico della stessa città, anche se così non è dal punto di vista amministrativo, in quanto ognuno di essi è un comune a sé.
Il clima della regione è estremamente mite durante tutto il corso l’anno e il territorio è estremamente vario perché offre una natura selvaggia e ancora integra fatta di fiumi, verdi vallate, promontori, rilievi e mare, tanto, meraviglioso mare! Da non trascurare che il territorio della Planargia è anche il territorio della Malvasia, la dolcissima uva dalla quale si estrae il pregiato vino da dessert.

Magomadas, tra i paesi della Planargia, è uno dei più panoramici perché è arroccato sulla sommità di una collina a poco meno di trecento metri sul livello del mare, dalla quale si può ammirare il panorama marino della città di Bosa e la verde vallata del paese di Modolo. Il nome di Magomadas sembra suggerire un origine punica, dunque molto antica e la presenza dell’uomo in questo sito è da far risalire a tempi davvero lontani.

Pur essendo un centro molto piccolo – gli abitanti superano di poco le seicento unità – Magomadas, come tutti i paesi del circondario, ha una storia antica e non mancano testimonianza architettoniche di rilievo, come la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, le cui origini risalgono al XIII secolo, quando la popolazione, per sfuggire alle frequenti scorribande dei saraceni, si ritirò dal mare verso la collina soprastante.
Interessante anche la chiesa di Santa Croce, che è più tarda, in quanto edificata tra il XIV e il XV secolo. La Chiesa è sede di un’antica confraternita che prende il nome da essa e custodisce un Cristo di legno con l’originale caratteristica di avere le braccia snodate. Ancora oggi la statua viene utilizzata nella processione della settimana santa durante il rito della deposizione della croce.

Una vacanza a Magomadas, dunque, non ha la caratteristica unica, e prevalente in questi luoghi incontaminati della Sardegna, della vacanza marina ma può unire in sé una varietà di attività che spaziano dal relax nella natura alla balneazione, dalla vacanza gastronomica (sottolineiamo ancora una volta che si tratta della terra della Malvasia e del Mirto) a quella artistica ed etnica, con le sue tradizioni popolari, come la processione della Madonna del Mare, che si svolge nella terza domenica di agosto..

Le spiagge di Marina di Magomadas, intitolate proprio a Santa Maria del Mare, a pochi chilometri dal centro del paese, sono molto frequentate d’estate e presentano un’acqua limpida e incontaminata tra scogliere a picco e spiagge bianchissime, ideali per un relax assoluto, anche perché ancora poco conosciute.

Parlavamo anche di vacanza enogastronomica e a ragion veduta perché, oltre alla già citata Malvasia, non vanno trascurati altri aspetti nei paesi limitrofi come la pasticceria a Tresnuraghes e la cioccolateria a Sindia, dove il mirto, insieme alla cioccolata, la fanno da padroni.

Per alloggiare suggeriamo i Bed and Breakfast, alcune strutture si trovano in cima al paese dove è possibile ammirare i colori tipici di questo territorio, il verde mette in evidenza l’estesa vallata “dipinta” dai vigneti di malvasia, dal colore intenso degli uliveti e dalla macchia mediterranea; il blu si può invece osservare dalla parte opposta del paese, lasciando che lo sguardo si diriga verso il meraviglioso colore del mare sottostante.

Spesso le strutture sono a conduzione familiare e questo riserva agli ospiti la piacevole sensazione di trovarsi a casa propria. L’accoglienza è cordiale e gentile e la disponibilità dei gestori è assoluta. Inoltre verrà servita un’ottima colazione che permette di affrontare la giornata con una marcia in più. I prezzi sono decisamente modici, sia in alta che in bassa stagione, e tale caratteristica non è da poco in un periodo di crisi come quello attuale, soprattutto in un posto da sogno come Magomadas, così come nelle grandi spiagge non attrezzate dei principali siti turistici della zona di Oristano, ancora poco conosciuti in quanto non inseriti nei circuiti dei maggiori tour operator del settore. A garanzia di una vacanza tranquilla e in totale relax, lontani dalla quotidianità stressante della vita di città.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

Oro fusione e lavorazione

oro fusoL’oro e l’uomo. Non si esagera poi molto se si dice che questo binomio abbia segnato, in qualche modo, tutto il corso della storia. Dai primi manufatti ai rudimentali gioielli, fino ad arrivare agli articoli della moderna oreficeria o all’utilizzo nei particolari tecnologici, l’oro è sempre stato un metallo enormemente utilizzato dal genere umano. Merito, senza dubbio, delle sue caratteristiche estetiche di lucentezza e di purezza, ma anche di quelle meccaniche, con una malleabilità che ne ha facilitato fin da subito la lavorazione.
Non è un caso, quindi, che riferimenti a oggetti in oro si trovino nei testi più antichi della Bibbia, così come non può che confermare questo discorso il ritrovamento di gioielli e altri manufatti del prezioso metallo ritrovati tra i resti di civiltà antiche e diverse sparse in tutto il mondo.

La grande diffusione territoriale è dovuta al fatto che l’oro, in natura, è molto più presente di quello che si potrebbe pensare. In generale, però, la sua concentrazione è così bassa che, nella maggioranza dei casi, non giustificherebbe le spese per il lavoro di estrazione. Basti fare un esempio: l’oro è presente anche nell’acqua del mare, ma con una percentuale che è nell’ordine di un grammo ogni 2.000 metri cubi di acqua. Inutile dire che, in questo caso, l’investimento per organizzare un sistema estrattivo efficiente, non verrebbe mai ripagato dalla quantità di oro che si può ricavare.
Quello dell’estrazione e della successiva lavorazione, quindi, è sempre stata una delle attività fondamentali legata allo sfruttamento dell’oro.
Va detto, comunque, che questi discorsi sono relativamente recenti, nati in tempi in cui analisi chimiche e del territorio hanno potuto rendere chiaro che l’estrazione diventa conveniente nel momento in cui il giacimento da sfruttare garantisce una resa che va dai 2 a i 6 grammi di oro per tonnellata. Prima che tutto questo fosse chiaro, era l’esperienza a concentrare i cercatori di oro in determinate zone, facendo nascere sul posto anche le relative attività legate all’estrazione e alla lavorazione del metallo nobile per eccellenza. Forse il caso più noto è quello dell’America del Nord negli anni della cosiddetta “corsa all’oro”. All’epoca il metodo di estrazione era, per così dire, naturale, ovvero sfruttava il differente peso specifico che esiste tra l’oro e quelli che possono essere gli altri elementi presenti nell’acqua.

La classica scodella dei cercatori d’oro fu il primo rudimentale sistema di estrazione. In un secondo memento vennero creati delle specie di canali di legno all’interno dei quali veniva immessa la sabbia aurifera. La corrente, passando, trasportava le componenti più leggere, mentre l’oro, più pesante, rimaneva bloccato alla base dei canali, dove erano state fissate delle traverse appositamente per questo.
Altri tempi sicuramente, di cui oggi non rimane traccia. L’estrazione dell’oro moderna, infatti, avviene prevalentemente per “cianurazione”. Questo metodo prevede la polverizzazione dei minerali e la loro messa in sospensione in una soluzione di potassio e cianuro. Quindi, attraverso una filtrazione o una decantazione, si separa l’oro dagli altri componenti e, tramite una cementazione con alluminio o con polvere di zinco, lo si precipita allo stato metallico. L’oro ottenuto con questo processo deve, però, essere sottoposto a una lavaggio con una soluzione di acido solforico che ne elimini le impurità.

Anche le tecniche della successiva fusione sono radicalmente cambiate dal passato ad oggi, così come quelle della lavorazione che permette di avere il “prodotto finale” derivante dall’oro. Se si risale molto indietro nel tempo, si può arrivare addirittura al periodo neolitico quando, l’oro che si trovava allo stato naturale in pagliuzze o pepite, veniva semplicemente lavorato attraverso mezzi primitivi, così da ricavarne delle perle da usare in rudimentali collane.
Un po’ più in là nel tempo, si cominciarono a vedere le prime lavorazioni che, comunque, si limitavano a ricavare delle lamine utilizzando precisi colpi di martello su un incudine.
La differenza decisiva, però, la fece la fusione, che rese possibile dare forma a oggetti più massicci. Il procedimento, però, non era certo semplice, visto che il punto di fusione dell’oro è di 1.064 gradi centigradi. Per raggiungere questa temperatura erano utilizzati dei grossi forni che, però, non erano certo il massimo in termini di sicurezza.

Oggi i forni utilizzati per la fusione dell’oro sfruttano, di solito, l’azione combinata di acetilene e ossigeno, raggiungendo temperature elevatissime che trasformano l’oro allo stato liquido. A questo punto, il materiale, attraverso la caratteristica colata, può essere messo all’interno degli stampi appositamente preparati. Per dare la forma e la lavorazione che si desidera, spesso viene usato il metodo “a cera persa“. Questo consiste nel sagomare lo stampo utilizzando della cera che, a contatto con l’oro liquido bollente si scioglie istantaneamente, permettendo all’oro di prendere la forma desiderata. È questo, per esempio, il metodo con cui ancora oggi vengono forgiati i lingotti d’oro. Anche per i gettoni d’oro può essere utilizzato il medesimo procedimento, nonostante si preferisca ricorrere all’uso di presse idrauliche appositamente progettate.

È sempre durante il procedimento della fusione che l’oro viene separato da altri metalli ai quali si può trovare legato. Allo stesso modo, è in questa fase che, con un procedimento inverso, si può unire l’oro ad altri metalli che ne favoriscano la lavorazione finale e la stabilizzazione. È questo, per esempio, il caso dell’oro destinato all’uso in gioielleria, ma anche quello utilizzato per la costruzione di componenti elettroniche che sfruttano le caratteristiche di conducibilità del metallo più prezioso che ci sia.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

Laboratorio restauro mobili antichi

lucidatura mobileL’arte del restauro è un mestiere molto antico e nobile ed è storicamente praticata da sapienti ed esperti artigiani restauratori che conoscono in maniera capillare questa straordinaria attività. Per restauro di mobili antichi, si intende il restauro o manutenzione di elementi d’epoca, che riportano la struttura di un mobile alle sue condizioni originali nel rispetto dello stile che caratterizza il periodo storico a cui appartiene.

In periodi ormai molto lontani, questo mestiere era considerato semplicemente una procedura di manutenzione, che mirava a rimettere in sesto strutture d’arredamento che si trovavano in un particolare stato di degrado strutturale, oggi invece non è più così perché il restauro è un prezioso lavoro di recupero di oggetti che possiedono un valore inestimabile. 
Chi possiede un laboratorio di restauro mobili antichi, sa benissimo che per poter lavorare su un pezzo d’antiquariato, deve necessariamente riconoscere il mobile e di conseguenza conoscere la sua epoca e il suo stile. 

Le prime cose da capire, quando si è davanti ad un vecchio mobile sono: valutare se bisogna eseguire un restauro conservativo, o un restauro antiquariale, se eseguire una sverniciatura o conservare la superficie applicando solo una lucidatura, consolidare o sostituire parti della struttura e quale tipo di ferramenta applicare, nel caso fosse necessaria la sostituzione di qualche elemento. 
Sono tutti fattori da considerare, quando si è di fronte ad un pezzo d’antiquariato da rimettere in sesto e ridargli la sua originaria bellezza, senza alterarne il significato storico. 

La sverniciatura è la prima operazione da valutare e se nel caso fosse necessaria, l’utilizzo di uno sverniciatore in gel è l’ ideale perché facilita la rimozione di vecchie vernici, rispettando la struttura del legno. Con l’aiuto di una paglietta, si riesce ad eliminare la parte superficiale di vernice senza rovinare la patina del mobile e senza alterarne la forma. Se invece si valuta do non dover intervenire sulla verniciatura, si può applicare un procedimento di lucidatura della patina esistente, ma in questo caso è un lavoro che va eseguito alla fine del restauro.

Il problema di molti mobili antichi è senza dubbio il tarlo, il nemico principale di tutti i pezzi d’antiquariato. La presenza del tarlo è molto evidente perché si manifesta con molteplici forellini su tutta la superficie, praticati da insetti fastidiosi che scavano nel legno vere e proprie gallerie che indeboliscono visibilmente tutta la struttura portante del mobile. Per eliminare i tarli, il prodotto più idoneo è la permetrina, un insetticida che insieme ad un solvente incolore ed inodore penetra in profondità nel corpo del legno seguendo la sua capillarità. Questo prodotto viene applicato in due modi: 
. applicazione a pennello su tutta la superficie;
. applicazione ad immersione in apposito contenitore contenente il solvente

La seconda soluzione è sicuramente quella più efficiente in quanto il pezzo viene completamente immerso nel solvente ed in questo modo arriverà in profondità , agendo uniformemente in tutte le parti del mobile, senza dare scampo ai tarli presenti all’interno del legno. Al termine di questa importante operazione che serve a salvaguardare la tenuta e la stabilità del pezzo, si deve decidere se chiudere tutti i fori praticati dal tarlo, oppure lasciarli allo stato naturale per mettere in risalto la sua antichità che lo contraddistingue. 
Se si decide di eliminarli, bisogna applicare dello stucco in cera con l’ausilio di una spatolina e successivamente carteggiare con una carta vetro di grana sottilissima sino a raggiungere una superficie liscia, senza rovinare le nervature del legno.

Le operazioni di falegnameria, sono il momento più importante dell’intera opera, in quanto esistono procedure differenti a seconda delle condizioni strutturali del mobile da restaurare. La falegnameria si divide in due grandi ed importanti tipi di intervento: sostituzione e recupero. 
Un buon restauratore deve essere in grado di valutare il tipo di operazione da effettuare e deve capire quali sono le parti che vanno recuperate, oppure fisicamente sostituite. Il recupero delle parti danneggiate ove possibile, è la soluzione più idonea perché conserva in maniera integrale l’originale struttura ridandole vita con le magistrali lavorazioni che un bravo restauratore possiede.

Nel caso in cui si rende necessaria la sostituzione di alcune parti, il segreto di un buon risultato sta nell’esperienza e nella nobile arte di un artigiano che è in grado di riprodurre alcuni elementi, rispettando le simmetrie e le linearità che un pezzo d’antiquariato possiede. 
Queste operazioni sono il fulcro principale in un intervento di restauro, con le quali si deve cercare di ottenere un pezzo d’antichità che deve sembrare come nuovo e che dia l’impressione che il tempo si sia fermato all’epoca di appartenenza. 

Questa è la chiave di lettura che un laboratorio di restauro mobili antichi deve possedere, entrare nel cuore del mobile e con amore d’arte, ridargli la vita.

Le operazioni successive e finali riguardano la lucidatura e la patinatura. La lucidatura è un passaggio molto delicato in quanto bisogna donare alla superficie la giusta brillantezza che ne sottolinea la sua storia e il suo valore. Si tratta di un’operazione che si può eseguire in due modi: a pennello o a tampone, la prima procedura si esegue con un brillantante benzoino, la seconda invece con l’applicazione di lucido a mezzo poro.
Infine la patinatura, la quale viene effettuata con una morbida cera o con un prodotto encaustico, che ridà al mobile la giusta lucentezza dei mobili antichi. Si tratta dell’ultimo atto d’amore, considerato il tocco finale di un’opera d’arte straordinaria e dal valore inestimabile.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi

Pulizie specializzate per ambienti affollati

pulizie professionaliSono molte le persone che trascorrono gran parte della loro giornata in ufficio o comunque sul posto di lavoro. Per questa ragione è indispensabile che l’ambiente in cui opera ogni giorno il personale sia perfettamente salubre e igienico. E’ stato ampiamente dimostrato da vari studi di settore che chi lavora in un luogo ben pulito e ordinato non solo si ammala meno facilmente ma addirittura produce di più facendo aumentare gli introiti per l’azienda che lo ha contrattato. 

Chi investe in pulizie si ritrova a fine anno con un maggior quantitativo di lavoro svolto da parte dei suoi dipendenti in modo eccellente. Per questa ragione i titolari di piccole, medie o grandi imprese devono asservirsi di un’impresa di pulizie specializzata nel settore con tutte le carte in regola.

Le imprese di pulizie serie ed efficienti si occupano di ogni aspetto e si fanno carico di pulire pavimenti, bagni, infissi e ogni altra cosa presente nel luogo soggetto al loro diretto intervento. Dispongono di attrezzature di ultima generazione per portare a termine il carico di lavoro affidatogli in tempi brevi e senza intralciare le normali attività dell’azienda. Sanificano gli ambienti con prodotti di ottima qualità atti a detergere anche le superfici più ostiche e meno facili da igienizzare.
In questi ultimi anni sono nate molte imprese che mettono a disposizione la loro esperienza per la pulizia e manutenzione degli uffici

Non tutte però effettuano la pulizia moquette perché è una pratica che richiede particolari attrezzature abbinata a una buona dose di pazienza. Scegli quella che ti offre le maggiori garanzie al minor prezzo di mercato. Pulire a fondo gli ambienti di lavoro significa offrire al proprio personale una miglior vivibilità dell’ambiente e aumentare la produttività in modo apprezzabile.

Se hai un ufficio oppure un’azienda che desideri affidare alla lunga esperienza di un’impresa di pulizie sul web potrai trovare tutte le indicazioni che stai cercando e se qualche azienda fa al caso tuo richiedi un preventivo fatto su misura, le ditte migliori lo fanno gratuitamente e senza nessun obbligo di acquisto.

Un’impresa di pulizie specializzata dispone di una serie cospicua di squadre di addetti professionisti nel settore delle pulizie che in tempi brevi riescono a sanificare a fondo qualsiasi stabile o locale pubblico e privato. Eseguono pulizie di finestre e vetri e provvedono, se necessario, alla pulizia sia ordinaria che straordinaria degli uffici. Inoltre mettono a disposizione della clientela servizi relativi al trattamento delle pavimentazioni realizzate con qualsiasi materiale e puliscono la moquette più preziosa con tecniche innovative.

Ricordatevi di controllare sul sito della ditta di pulizie che l’impresa si occupi anche dello smaltimento dei rifiuti ingombranti, come ad esempio toner di stampanti, nonché della gestione e del mantenimento delle scorte dei beni di consumo. Non esitate oltre, cerca l’impresa che fa al caso tuo, in breve il vostro stabile sarà pulito e otterrete una maggiore produzione da parte degli impiegati. Inoltre se affiderete non solo le pulizie straordinarie all’impresa, ma le permetterete di eseguire una pulizia quotidiana, l’igienizzazione sarà costante, apportando felicità e armonia non solo ai dipendenti ma anche i clienti decanteranno la vostra immagine.

leggi

Post correlati

Tags

Condividi