Oro fusione e lavorazione

oro fusoL’oro e l’uomo. Non si esagera poi molto se si dice che questo binomio abbia segnato, in qualche modo, tutto il corso della storia. Dai primi manufatti ai rudimentali gioielli, fino ad arrivare agli articoli della moderna oreficeria o all’utilizzo nei particolari tecnologici, l’oro è sempre stato un metallo enormemente utilizzato dal genere umano. Merito, senza dubbio, delle sue caratteristiche estetiche di lucentezza e di purezza, ma anche di quelle meccaniche, con una malleabilità che ne ha facilitato fin da subito la lavorazione.
Non è un caso, quindi, che riferimenti a oggetti in oro si trovino nei testi più antichi della Bibbia, così come non può che confermare questo discorso il ritrovamento di gioielli e altri manufatti del prezioso metallo ritrovati tra i resti di civiltà antiche e diverse sparse in tutto il mondo.

La grande diffusione territoriale è dovuta al fatto che l’oro, in natura, è molto più presente di quello che si potrebbe pensare. In generale, però, la sua concentrazione è così bassa che, nella maggioranza dei casi, non giustificherebbe le spese per il lavoro di estrazione. Basti fare un esempio: l’oro è presente anche nell’acqua del mare, ma con una percentuale che è nell’ordine di un grammo ogni 2.000 metri cubi di acqua. Inutile dire che, in questo caso, l’investimento per organizzare un sistema estrattivo efficiente, non verrebbe mai ripagato dalla quantità di oro che si può ricavare.
Quello dell’estrazione e della successiva lavorazione, quindi, è sempre stata una delle attività fondamentali legata allo sfruttamento dell’oro.
Va detto, comunque, che questi discorsi sono relativamente recenti, nati in tempi in cui analisi chimiche e del territorio hanno potuto rendere chiaro che l’estrazione diventa conveniente nel momento in cui il giacimento da sfruttare garantisce una resa che va dai 2 a i 6 grammi di oro per tonnellata. Prima che tutto questo fosse chiaro, era l’esperienza a concentrare i cercatori di oro in determinate zone, facendo nascere sul posto anche le relative attività legate all’estrazione e alla lavorazione del metallo nobile per eccellenza. Forse il caso più noto è quello dell’America del Nord negli anni della cosiddetta “corsa all’oro”. All’epoca il metodo di estrazione era, per così dire, naturale, ovvero sfruttava il differente peso specifico che esiste tra l’oro e quelli che possono essere gli altri elementi presenti nell’acqua.

La classica scodella dei cercatori d’oro fu il primo rudimentale sistema di estrazione. In un secondo memento vennero creati delle specie di canali di legno all’interno dei quali veniva immessa la sabbia aurifera. La corrente, passando, trasportava le componenti più leggere, mentre l’oro, più pesante, rimaneva bloccato alla base dei canali, dove erano state fissate delle traverse appositamente per questo.
Altri tempi sicuramente, di cui oggi non rimane traccia. L’estrazione dell’oro moderna, infatti, avviene prevalentemente per “cianurazione”. Questo metodo prevede la polverizzazione dei minerali e la loro messa in sospensione in una soluzione di potassio e cianuro. Quindi, attraverso una filtrazione o una decantazione, si separa l’oro dagli altri componenti e, tramite una cementazione con alluminio o con polvere di zinco, lo si precipita allo stato metallico. L’oro ottenuto con questo processo deve, però, essere sottoposto a una lavaggio con una soluzione di acido solforico che ne elimini le impurità.

Anche le tecniche della successiva fusione sono radicalmente cambiate dal passato ad oggi, così come quelle della lavorazione che permette di avere il “prodotto finale” derivante dall’oro. Se si risale molto indietro nel tempo, si può arrivare addirittura al periodo neolitico quando, l’oro che si trovava allo stato naturale in pagliuzze o pepite, veniva semplicemente lavorato attraverso mezzi primitivi, così da ricavarne delle perle da usare in rudimentali collane.
Un po’ più in là nel tempo, si cominciarono a vedere le prime lavorazioni che, comunque, si limitavano a ricavare delle lamine utilizzando precisi colpi di martello su un incudine.
La differenza decisiva, però, la fece la fusione, che rese possibile dare forma a oggetti più massicci. Il procedimento, però, non era certo semplice, visto che il punto di fusione dell’oro è di 1.064 gradi centigradi. Per raggiungere questa temperatura erano utilizzati dei grossi forni che, però, non erano certo il massimo in termini di sicurezza.

Oggi i forni utilizzati per la fusione dell’oro sfruttano, di solito, l’azione combinata di acetilene e ossigeno, raggiungendo temperature elevatissime che trasformano l’oro allo stato liquido. A questo punto, il materiale, attraverso la caratteristica colata, può essere messo all’interno degli stampi appositamente preparati. Per dare la forma e la lavorazione che si desidera, spesso viene usato il metodo “a cera persa“. Questo consiste nel sagomare lo stampo utilizzando della cera che, a contatto con l’oro liquido bollente si scioglie istantaneamente, permettendo all’oro di prendere la forma desiderata. È questo, per esempio, il metodo con cui ancora oggi vengono forgiati i lingotti d’oro. Anche per i gettoni d’oro può essere utilizzato il medesimo procedimento, nonostante si preferisca ricorrere all’uso di presse idrauliche appositamente progettate.

È sempre durante il procedimento della fusione che l’oro viene separato da altri metalli ai quali si può trovare legato. Allo stesso modo, è in questa fase che, con un procedimento inverso, si può unire l’oro ad altri metalli che ne favoriscano la lavorazione finale e la stabilizzazione. È questo, per esempio, il caso dell’oro destinato all’uso in gioielleria, ma anche quello utilizzato per la costruzione di componenti elettroniche che sfruttano le caratteristiche di conducibilità del metallo più prezioso che ci sia.

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Laboratorio restauro mobili antichi

lucidatura mobileL’arte del restauro è un mestiere molto antico e nobile ed è storicamente praticata da sapienti ed esperti artigiani restauratori che conoscono in maniera capillare questa straordinaria attività. Per restauro di mobili antichi, si intende il restauro o manutenzione di elementi d’epoca, che riportano la struttura di un mobile alle sue condizioni originali nel rispetto dello stile che caratterizza il periodo storico a cui appartiene.

In periodi ormai molto lontani, questo mestiere era considerato semplicemente una procedura di manutenzione, che mirava a rimettere in sesto strutture d’arredamento che si trovavano in un particolare stato di degrado strutturale, oggi invece non è più così perché il restauro è un prezioso lavoro di recupero di oggetti che possiedono un valore inestimabile. 
Chi possiede un laboratorio di restauro mobili antichi, sa benissimo che per poter lavorare su un pezzo d’antiquariato, deve necessariamente riconoscere il mobile e di conseguenza conoscere la sua epoca e il suo stile. 

Le prime cose da capire, quando si è davanti ad un vecchio mobile sono: valutare se bisogna eseguire un restauro conservativo, o un restauro antiquariale, se eseguire una sverniciatura o conservare la superficie applicando solo una lucidatura, consolidare o sostituire parti della struttura e quale tipo di ferramenta applicare, nel caso fosse necessaria la sostituzione di qualche elemento. 
Sono tutti fattori da considerare, quando si è di fronte ad un pezzo d’antiquariato da rimettere in sesto e ridargli la sua originaria bellezza, senza alterarne il significato storico. 

La sverniciatura è la prima operazione da valutare e se nel caso fosse necessaria, l’utilizzo di uno sverniciatore in gel è l’ ideale perché facilita la rimozione di vecchie vernici, rispettando la struttura del legno. Con l’aiuto di una paglietta, si riesce ad eliminare la parte superficiale di vernice senza rovinare la patina del mobile e senza alterarne la forma. Se invece si valuta do non dover intervenire sulla verniciatura, si può applicare un procedimento di lucidatura della patina esistente, ma in questo caso è un lavoro che va eseguito alla fine del restauro.

Il problema di molti mobili antichi è senza dubbio il tarlo, il nemico principale di tutti i pezzi d’antiquariato. La presenza del tarlo è molto evidente perché si manifesta con molteplici forellini su tutta la superficie, praticati da insetti fastidiosi che scavano nel legno vere e proprie gallerie che indeboliscono visibilmente tutta la struttura portante del mobile. Per eliminare i tarli, il prodotto più idoneo è la permetrina, un insetticida che insieme ad un solvente incolore ed inodore penetra in profondità nel corpo del legno seguendo la sua capillarità. Questo prodotto viene applicato in due modi: 
. applicazione a pennello su tutta la superficie;
. applicazione ad immersione in apposito contenitore contenente il solvente

La seconda soluzione è sicuramente quella più efficiente in quanto il pezzo viene completamente immerso nel solvente ed in questo modo arriverà in profondità , agendo uniformemente in tutte le parti del mobile, senza dare scampo ai tarli presenti all’interno del legno. Al termine di questa importante operazione che serve a salvaguardare la tenuta e la stabilità del pezzo, si deve decidere se chiudere tutti i fori praticati dal tarlo, oppure lasciarli allo stato naturale per mettere in risalto la sua antichità che lo contraddistingue. 
Se si decide di eliminarli, bisogna applicare dello stucco in cera con l’ausilio di una spatolina e successivamente carteggiare con una carta vetro di grana sottilissima sino a raggiungere una superficie liscia, senza rovinare le nervature del legno.

Le operazioni di falegnameria, sono il momento più importante dell’intera opera, in quanto esistono procedure differenti a seconda delle condizioni strutturali del mobile da restaurare. La falegnameria si divide in due grandi ed importanti tipi di intervento: sostituzione e recupero. 
Un buon restauratore deve essere in grado di valutare il tipo di operazione da effettuare e deve capire quali sono le parti che vanno recuperate, oppure fisicamente sostituite. Il recupero delle parti danneggiate ove possibile, è la soluzione più idonea perché conserva in maniera integrale l’originale struttura ridandole vita con le magistrali lavorazioni che un bravo restauratore possiede.

Nel caso in cui si rende necessaria la sostituzione di alcune parti, il segreto di un buon risultato sta nell’esperienza e nella nobile arte di un artigiano che è in grado di riprodurre alcuni elementi, rispettando le simmetrie e le linearità che un pezzo d’antiquariato possiede. 
Queste operazioni sono il fulcro principale in un intervento di restauro, con le quali si deve cercare di ottenere un pezzo d’antichità che deve sembrare come nuovo e che dia l’impressione che il tempo si sia fermato all’epoca di appartenenza. 

Questa è la chiave di lettura che un laboratorio di restauro mobili antichi deve possedere, entrare nel cuore del mobile e con amore d’arte, ridargli la vita.

Le operazioni successive e finali riguardano la lucidatura e la patinatura. La lucidatura è un passaggio molto delicato in quanto bisogna donare alla superficie la giusta brillantezza che ne sottolinea la sua storia e il suo valore. Si tratta di un’operazione che si può eseguire in due modi: a pennello o a tampone, la prima procedura si esegue con un brillantante benzoino, la seconda invece con l’applicazione di lucido a mezzo poro.
Infine la patinatura, la quale viene effettuata con una morbida cera o con un prodotto encaustico, che ridà al mobile la giusta lucentezza dei mobili antichi. Si tratta dell’ultimo atto d’amore, considerato il tocco finale di un’opera d’arte straordinaria e dal valore inestimabile.

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Pulizie specializzate per ambienti affollati

pulizie professionaliSono molte le persone che trascorrono gran parte della loro giornata in ufficio o comunque sul posto di lavoro. Per questa ragione è indispensabile che l’ambiente in cui opera ogni giorno il personale sia perfettamente salubre e igienico. E’ stato ampiamente dimostrato da vari studi di settore che chi lavora in un luogo ben pulito e ordinato non solo si ammala meno facilmente ma addirittura produce di più facendo aumentare gli introiti per l’azienda che lo ha contrattato. 

Chi investe in pulizie si ritrova a fine anno con un maggior quantitativo di lavoro svolto da parte dei suoi dipendenti in modo eccellente. Per questa ragione i titolari di piccole, medie o grandi imprese devono asservirsi di un’impresa di pulizie specializzata nel settore con tutte le carte in regola.

Le imprese di pulizie serie ed efficienti si occupano di ogni aspetto e si fanno carico di pulire pavimenti, bagni, infissi e ogni altra cosa presente nel luogo soggetto al loro diretto intervento. Dispongono di attrezzature di ultima generazione per portare a termine il carico di lavoro affidatogli in tempi brevi e senza intralciare le normali attività dell’azienda. Sanificano gli ambienti con prodotti di ottima qualità atti a detergere anche le superfici più ostiche e meno facili da igienizzare.
In questi ultimi anni sono nate molte imprese che mettono a disposizione la loro esperienza per la pulizia e manutenzione degli uffici

Non tutte però effettuano la pulizia moquette perché è una pratica che richiede particolari attrezzature abbinata a una buona dose di pazienza. Scegli quella che ti offre le maggiori garanzie al minor prezzo di mercato. Pulire a fondo gli ambienti di lavoro significa offrire al proprio personale una miglior vivibilità dell’ambiente e aumentare la produttività in modo apprezzabile.

Se hai un ufficio oppure un’azienda che desideri affidare alla lunga esperienza di un’impresa di pulizie sul web potrai trovare tutte le indicazioni che stai cercando e se qualche azienda fa al caso tuo richiedi un preventivo fatto su misura, le ditte migliori lo fanno gratuitamente e senza nessun obbligo di acquisto.

Un’impresa di pulizie specializzata dispone di una serie cospicua di squadre di addetti professionisti nel settore delle pulizie che in tempi brevi riescono a sanificare a fondo qualsiasi stabile o locale pubblico e privato. Eseguono pulizie di finestre e vetri e provvedono, se necessario, alla pulizia sia ordinaria che straordinaria degli uffici. Inoltre mettono a disposizione della clientela servizi relativi al trattamento delle pavimentazioni realizzate con qualsiasi materiale e puliscono la moquette più preziosa con tecniche innovative.

Ricordatevi di controllare sul sito della ditta di pulizie che l’impresa si occupi anche dello smaltimento dei rifiuti ingombranti, come ad esempio toner di stampanti, nonché della gestione e del mantenimento delle scorte dei beni di consumo. Non esitate oltre, cerca l’impresa che fa al caso tuo, in breve il vostro stabile sarà pulito e otterrete una maggiore produzione da parte degli impiegati. Inoltre se affiderete non solo le pulizie straordinarie all’impresa, ma le permetterete di eseguire una pulizia quotidiana, l’igienizzazione sarà costante, apportando felicità e armonia non solo ai dipendenti ma anche i clienti decanteranno la vostra immagine.

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Metalli preziosi, perchè vengono definiti così?

metalli preziosiI metalli sono conosciuti dall’uomo fin dall’antichità, ma solo alcuni di essi sono considerati preziosi per via della loro rarità e di conseguenza hanno assunto un alto valore economico. Stiamo parlando, per quanto riguarda specificatamente quelli usati in gioielleria: dell’argento, dell’oro, del platino e del palladio.

A livello chimico sono meno reattivi degli altri metalli, ma in compenso sono molto più duttili e lucenti. Sono queste caratteristiche che li hanno resi perfetti per la creazione di gioielli e di monete.
Naturalmente non è possibile utilizzare nessuno di questi metalli preziosi semplicemente come viene estratto, ovvero allo stato grezzo, ma solamente dopo un adeguato trattamento. La loro duttilità rende necessaria la fusione in lega con altri metalli per renderli meno deperibili. Normalmente per l’oro vengono scelti dei metalli specifici anche per ottenere un determinato colore. InPer quanto riguarda l’oreficeria in Italia, la percentuale più alta, circa il 75% del totale, è sempre rappresentata dall’oro, questo permette di ottenere l’oro a 18 carati.

Il classico colore giallo si ottiene unendo all’oro una determinata percentuale di argento e di rame. Basta variare la percentuale di rame per ottenere oro verde, oppure rosa o rosso. Per avere oro bianco il rame viene sostituito con il palladio. Infine leghe con ferro danno origine all’oro blu.


L’argento ha la stessa resistenza dell’oro, mentre il platino ed il palladio hanno un grado di durezza più alto, quindi sono più facili da lavorare anche senza l’uso di leghe.

Per creare gioielli il metallo prezioso viene fuso in piccoli crogioli e poi colato in stampi preparati in precedenza. Una volta raffreddato sarà l’orafo a rifinire a mano il monile e questo farà lievitare il valore. Stiamo parlando di pezzi unici.
Oggi molti gioielli vengono prodotti in serie, usando stampi che possono essere utilizzati più volte e questo rende il loro prezzo accessibile ad un mercato più vasto.

Il platino è considerato più raro e quindi più costoso dell’oro.

In effetti, ad un occhio poco esperto, può sembrare uguale all’oro bianco.

Mentre per quanto riguarda l’oro i gioiellieri si sbizzarriscono ad usare i colori più diversi che possono ottenere tramite le varie leghe, per gli altri metalli preziosi viene prevalentemente mantenuto il colore originale che è anche una loro caratteristica peculiare. 


Anche se i monili di antiquariato hanno i loro estimatori che continueranno a preferirli a qualsiasi novità venga proposta, non si deve dimenticare che il mercato dei gioielli è in continua evoluzione e niente vieta che in un prossimo futuro venga creata una lega per ottenere un colore oggi assolutamente impensabile.

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La migliore cucina al mondo è quella mediterranea

pasta e fagioliQuanto è davvero conosciuta la vera dieta mediterranea nel nostro paese che è considerato il padre di questo stile alimentare che dal 2010 è divenuto per l’Unesco un Patrimonio Culturale dell’Umanità? In cosa consiste in realtà questo regime alimentare e quanto coincide con le nostre ricette tradizionali regionali? 

La dieta mediterranea principalmente si basa su alimenti quali il pane e la pasta (possibilmente integrali), la frutta e la verdura, il pesce, i legumi e, alimento essenziale, l’olio extravergine di oliva. La dieta prevede dosi minime della carne bianca e rossa e di uova; per quanto riguarda i dolci si possono assumere solo occasionalmente.


Vediamo le origini di questo termine oggi così usato: è dai primi anni dopo la seconda guerra mondiale che in ambito gastronomico è circolata la definizione di “Mediterranea” associata alla “Dieta”, a volte fonte di equivoci e interpretazioni nutrizionali e mediche del tutto contrapposte. E a volte si confonde con la dieta vegetariana, che invece è solo una sua “diramazione”, perché le verdure, la frutta, i cereali, i legumi, le uova e i latticini sono quegli alimenti protagonisti della dieta ma non mancano anche la carne e il pesce.

La tradizione mediterranea è in effetti un termine il quale non indica tanto aree geografiche del sud ma una vera e propria filosofia e anche una pratica per l’utilizzo dei prodotti genuini del territorio, sempre in una visione gastronomica che è diversificata a secondo del luogo.
Sono inoltre molti i vantaggi, specie a lungo termine, del seguire una dieta mediterranea. Lo stile alimentare di tipo mediterraneo è attualmente coinvolto spesso in ricerche e studi in vari paesi del mondo.

Si è ufficialmente riconosciuto che questa regime dietetico protegge efficacemente dai rischi cardiovascolari e si parla anche di una prevenzione contro il declino delle facoltà cognitive e di una protezione da alcuni tumori.

Un recente studio ha indagato sul ruolo che ha lo smog sulla salute e che un aiuto in tal senso arriva proprio dall’alimentazione, in particolare da quell’approccio che è tipico della dieta mediterranea: secondo gli esperti essa ha ruolo benefico che contrasta le conseguenze delle malattie generate dall’inquinamento.
Altri studi convalidano la validità di questa dieta per le donne di una certa età: sembra che abbiano la possibilità di allungare la vita stando in buona salute sia psichica che mentale. Tutto ciò solo consumando verdure, cereali, legumi, frutta, erbe di campo e aromatiche accompagnate naturalmente da eccellente olio extravergine di oliva. Il fattore chiave è l’importanza di un’alimentazione in cui prevalgono dei componenti vegetali che sono ricchi di fibre, naturalmente uniti a limitate dosi di pesce e sporadicamente di carni.

Il vantaggio non è solo per le donne: uno studio italiano ha rimarcato la “potenza” sia preventiva che terapeutica del regime mediterraneo. Si è visto che il consumo di alcuni cibi aiuta nel ritardare il processo dell’invecchiamento agendo sulle singole cellule e impedendo il loro deterioramento. Inoltre contribuisce a ridurre il rischio di alcune malattie croniche, cosa che con analoghi integratori di tipo sintetico non si riesce ad ottenere. È una bella notizia sapere che una dieta specifica e facile da seguire, perché basata sui prodotti della nostra terra, può assumere un ruolo determinante di prevenzione per alcune patologie come l’Alzheimer, la demenza, il declino cognitivo e altre ancora. E lo hanno dimostrato numerosi studi svolti in vari paesi e soprattutto in America. Queste ricerche hanno confermato che la costante abitudine nel seguire un tipo di alimentazione come quella della dieta mediterranea è di fatto associata a una funzione mentale migliore, a tassi inferiori del declino cognitivo e a un rischio ridotto di Alzheimer.


Ed è una bella notizia, anzi una consapevolezza, che gli alimenti che compongono la dieta mediterranea sono proprio quelli che vengono prodotti da sempre dalla nostra terra e le ricette sono quelle appartenenti alla gastronomia tipica delle nostre regioni. Ogni regione, in Italia, ha una gastronomia con caratteristiche originali fatta con cibo semplice, perché nella cucina di ogni regione si ritrovano la storia e la cultura di un popolo, le radici dell’arte culinaria. E l’attuale dieta Mediterranea è di fatto l’insieme di tradizioni alimentari che hanno il minimo comune denominatore nella cultura dei Romani, i quali per molti secoli, hanno unificato l’area italiana. Le origini della dieta mediterranea sono dovute alla storia del territorio: ad esempio l’ulivo e la vite i quali oggi caratterizzano il nostro paesaggio del bacino Mediterraneo, vi furono portati dai Greci e dai Romani. 

Il tradizionale criterio dell’alimentazione mediterranea è: “mangiare per vivere, non vivere per mangiare“: quindi l’ideale è un regime parco, con alimenti che seguono i ritmi della natura e consumati con gioia, mangiando lentamente e in compagnia di familiari o amici. Il regime mediterraneo rappresenta competenze, pratiche e tradizioni dal paesaggio fino alla tavola, che includono le colture e la raccolta, la conservazione e la trasformazione ma soprattutto la preparazione e il consumo del cibo. Si tratta di un modello di nutrizione che è rimasto costante sia nel tempo che nello spazio. È molto più di un alimento in quanto favorisce l’interazione sociale che è alla base delle tradizioni di una comunità come lo sono le canzoni, le massime, i racconti e le leggende.

La dieta mediterranea è il contrario di un’alimentazione disordinata e compulsiva di quella americana, con Hot Dog e dolci a tutte le ore, magari seduti da soli davanti alla televisione. L’alimentazione è quindi equilibrata se la vita è equilibrata e viceversa e non deve mai avere una funzione vicariante di valori che mancano nella vita. Non sono necessarie, nella maggior parte dei casi, diete privative, ma bisogna fare uno sforzo per trovare un proprio equilibrio interiore e di conseguenza fare una scelta, sia qualitativa che quantitativa, degli alimenti che sono salutari e sani.

E allora mangiamo pane, pasta, legumi, frutta, verdura, erbe aromatiche, pesce e soprattutto olio extravergine di oliva per avere un’alimentazione che sia sana e sicuramente ricca di gusto. E sono tante le ricette che rispettano questi principi e che non devono mancare sulla tavola. Una delle regioni che maggiormente aderisce con le sue ricette tipiche ai dettami della dieta mediterranea è la cucina tradizionale romana

I fondamenti si trovano in Epicuro e poi nell’interpretazione che diedero successivamente i Romani. Spesso, pensando alla gastronomia romana si fa rifermento ai banchetti fastosi, ma in realtà erano solo uso della classe che era al potere e piuttosto episodico. L’alimentazione dei Romani era invece rappresentata, dalla cosiddetta “triade mediterranea” di cereali, vite e olivo, ma anche da legumi, ortaggi e frutta, naturalmente di stagione, oltre a poca carne e di pollame, di suini e ovini. I contatti con gli altri Paesi progressivamente hanno arricchito la cucina romana ma le basi dell’alimentazione sono sempre rimasti i prodotti della dieta mediterranea. 


Le specialità gastronomiche di questa cucina si trova ancora oggi in molti ristoranti della capitale, che offrono ai propri clienti le tradizioni culinarie tramandate dall’antichità. Le pietanze proposte, in genere sono dei piatti genuini che sono il frutto di un connubio perfetto di tradizioni popolari diverse divise per quartiere che hanno dato l’origine alla vera cucina romana, ricca e poliedrica, basata sui prodotti della cucina mediterranea.


Una delle ricette romane, facile da preparare anche a casa, è un piatto saporito e amato da tutti: la pasta e fagioli. L’usanza è di cuocere la pasta con i fagioli insieme, un uso antichissimo in questa zona, soprattutto nella Ciociaria. La pasta e fagioli per tradizione è preparata con i maccaronacci, delle tagliatelle corte fatte di acqua e di farina, cucinate fresche; queste vengono messe a cucinare insieme ai fagioli cannellini e a un soffritto fatto di sedano, di aglio e di rosmarino naturalmente in olio extravergine d’oliva. Si tramanda che i cosiddetti maccaronacci esistessero anche in epoca romana e che proprio Cicerone ne era ghiotto. Ma a quell’epoca si usavano fagioli di una diversa qualità. 

Seguire la dieta mediterranea non solo è semplice e fa bene alla salute, ma è molto appetitosa e gustosa, adatta a ogni pranzo che si rispetti.

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Perchè è importante recuperare oro dai componenti elettronici

oro di recuperoNegli ultimi anni l’evoluzione tecnologica è stata tale da portare nelle case di ciascuno di noi almeno un congegno elettronico.
Smarphones, pc, tablet sono tra i prodotti più venduti e nonostante la crisi economica abbia colpito ogni settore dell’economia, quello dei devices per uso personale sembra non conoscere arretramento. 
Ogni giorno nuovi modelli, ogni anno migliaia di acquisti e, corrispondentemente, migliaia di rifiuti elettronici: i vecchi oggetti, ormai inutilizzati, vengono in genere abbandonati nelle discariche senza particolari preoccupazioni.

L’Unione Europea ha imposto già da tempo agli Stati membri, la gestione separata e il recupero della maggior parte dei componenti elettronici allo scopo di minimizzarne l’impatto ambientale e di assicurare un proficuo reimpiego dei materiali.
Nulla di nuovo, viene da pensare: in molte zone d’Italia la raccolta differenziata è ormai una realtà perfettamente funzionante e accettata di buon grado dalla popolazione e si lavora alacremente per estendere questa buona pratica a tutta la penisola.
Nel caso dei componenti elettronici però, l’esigenza di procedere ad un recupero potrebbe nascondere prospettive ulteriori e molto interessanti.

Pochi sanno infatti che nella maggior parte degli oggetti che usiamo quotidianamente, pc e telefonini innanzitutto, si nasconde una fonte di ricchezza vera e propria: l’oro.
Proprio quel biondo metallo che guida i mercati al rialzo, che interessa investitori di mezzo mondo e per il cui possesso si sono combattute guerre e strette alleanze durante tutta la storia dell’uomo.
Sembra incredibile a dirsi, ma basta una semplice verifica per rendersene conto: la scheda madre del pc contiene circa 16 g di oro, localizzati principalmente nei connettori. 
Se si pensa alla quantità di personal computer venduti solo nel nostro Paese, la convenienza di un recupero appare evidente! 
Con riferimento agli smartphones poi, nei quali l’oro presente è immediatamente visibile anche a occhio nudo, semplicemente rimuovendo la batteria, il rapporto tra le dimensioni ridotte dell’oggetto e la quantità di metallo prezioso presente, giustifica senza dubbio il tentativo di definire procedure atte al recupero.
Non ci vuole molto a capire quale fortuna potrebbe rappresentare per ciascuno di noi: già oggi la possibilità di vendere i propri gioielli usati permette a molti di affrontare spese improvvise o di concedersi qualche lusso extra senza incidere sul bilancio familiare.
Questa possibilità sarebbe incrementata se si potesse recuperare oro puro da rivendere ai compro oro da quel vecchio telefono che non usiamo più o dal pc ormai sostituito da un nuovo modello.

Non si tratta di pura utopia, non più. 
Sono ormai molti i Paesi impegnati nella ricerca: tra i più attivi vi sono Germania, Canada, Francia, nonché la Cina, Paese verso il quale sono dirottati la maggior parte dei rifiuti elettronici prodotti nel pianeta, che troverebbe quindi economicamente vantaggioso un loro recupero.
Lo scoglio più alto da superare sembra costituito da un lato dall’eccessiva onerosità della procedura, dall’altro dalla necessità di utilizzare prodotti chimici, potenzialmente molto tossici per uomo e ambiente, al fine di separare l’oro dagli altri componenti.
Lo scopo della ricerca è quindi quello di mettere a punto un sistema di estrazione che unisca in un sol colpo economicità e rispetto per l’ambiente e che risulti davvero alternativo alla attuale tecnica estrattiva che, come noto, produce notevoli danni al pianeta, a fronte di una minima quantità di metallo prezioso recuperata (in media, sono sufficienti 5g di oro puro estratto a giustificare uno scavo).

Anche l’Italia ha mosso passi importanti nella giusta direzione, con il “Progetto Oro“, partito nel 2005 e sviluppato dall’Università degli Studi di Cagliari in collaborazione con la Prometea S.C. a.r.l., grazie al quale è stata testata la convenienza di estrarre, con un semplice procedimento di triturazione, quantità di oro soddisfacenti oltre che dalle schede madri, dalle schede SIM e USIM, nonché dalle cartucce di inchiostro delle stampanti laser.
Insomma, quella che fino a pochi anni fa poteva sembrare una boutade, sta diventando realtà, a tutto favore delle nostre tasche ma, soprattutto, della salvaguardia dell’ambiente.

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